amore criminale 1Dal 2007 Matilde D'Errico ha iniziato a far emergere il dramma della violenza sulle donne nella trasmissione televisiva Amore criminale, di cui è autrice e regista. In undici anni ha portato sullo schermo centinaia di storie vere, storie di vittime, ma anche di chi nonostante gli abusi è sopravvissuto.
Matilde racconta sempre senza morbosità e senza retorica.

 

Con la stessa modalità espressiva si è presentata agli allievi delle classi 3M, 4A, 4B, 4D, 4E, 4F, 4H, 4G, 4I, giovedì 12 aprile, in aula magna di istituto per dialogare con loro, sciogliere dubbi e raccontare del proprio complesso e accurato lavoro. amore criminale 2Introdotta dalla proiezione dell'anteprima 2018 delle nuove puntate e dalla lettura teatralizzata di passaggi del suo libro, a cura di tre studenti, Matilde ha coinvolto alunni e alunne raccontando in cosa consista il suo mestiere di giornalista, costituito da ricerche, perizie, incontri, rielaborazioni, su un tema scomodo e di drammatica attualità, come quello del femminicidio.

 

L'uditorio giovanile, attento e partecipe, è stato stimolato a rispondere a quesiti puntuali che riguardano atteggiamenti e comportamenti abituali, dietro i quali può celarsi la violenza, la quale come Matilde sostiene “è sempre una scelta”. L'incontro con l'autrice è stato preparato dalle insegnanti di Lettere tramite la lettura del libro Amore criminale (Einaudi, 2014), la riflessione su saggi critici, la ricerca di dati e i dialoghi con le classi. Matilde ha infatti ricordato come la prevenzione inizi in famiglia, attraverso il rispetto dell'altro, e prosegua a scuola, in cui parlare di violenza di genere ai ragazzi significa chiarire che la violenza sulle donne è soprattutto un problema culturale, di mentalità. L'autrice ha anche ricordato il prezioso lavoro svolto dai centri antiviolenza, nei quali le donne possono trovare assistenza legale, psicologica e un luogo i cui rifugiarsi anche con i figli in caso di pericolo.

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Al termine dalla mattina, la classe 4^A del liceo grafico ha presentato il proprio contributo artistico al dibattito sul femminicidio, esponendo le copertine realizzate per il volume della tragedia shakespeariana Othello, nelle immagini delle quali la crudeltà della violenza viene espressa senza eufemismi.                                                                                                                                                                                                                                                     Sara Rinaldi